In ogni ambiente di lavoro dove si sollevano, trasportano, spingono o tirano carichi, la movimentazione manuale rappresenta un rischio concreto per la salute dei lavoratori. Spesso sottovalutata, questa attività è una delle principali cause di disturbi muscolo-scheletrici, in particolare lombalgie, ernie e patologie agli arti superiori. Eppure, la normativa è chiara: il datore di lavoro ha l’obbligo di valutare e gestire questo rischio, come previsto dal Titolo VI del D.Lgs. 81/2008.
Ma al di là dell’obbligo normativo, perché è così importante affrontare seriamente la valutazione del rischio da MMC?
Un rischio silenzioso ma diffuso
La movimentazione manuale non è sempre evidente. Non si tratta solo di sollevare sacchi di cemento o spostare bancali: anche attività apparentemente leggere, come spingere un carrello, sollevare una scatola o ripetere movimenti con le braccia, possono generare carichi biomeccanici significativi. E quando questi gesti si ripetono ogni giorno, per mesi o anni, il corpo ne risente.
Valutare per prevenire
Una buona valutazione del rischio non si limita a “pesare il carico”. Serve analizzare la frequenza, la postura, la distanza di spostamento, le condizioni ambientali, la presenza di ausili, e soprattutto il contesto in cui il gesto avviene. Esistono metodi consolidati come il NIOSH per il sollevamento, lo Snook & Ciriello per spinta e traino, e l’OCRA per i movimenti ripetitivi. Questi strumenti aiutano a quantificare il rischio e a individuare le priorità di intervento.
Non solo numeri: serve cultura
La valutazione è il primo passo, ma da sola non basta. Occorre formare i lavoratori, sensibilizzarli sulle posture corrette, dotarli di attrezzature adeguate, e progettare i luoghi di lavoro in modo ergonomico. In molte aziende del Nord-Est, dove la logistica e la produzione sono intense, investire in ergonomia significa ridurre assenze, aumentare la produttività e migliorare il clima aziendale.
Un’opportunità per migliorare
Infine, valutare il rischio da MMC è anche un’occasione per ripensare i processi. Spesso, piccoli cambiamenti – come l’introduzione di un sollevatore, la modifica di un piano di lavoro, o la rotazione delle mansioni – possono fare la differenza. E quando la valutazione è ben fatta, diventa uno strumento strategico, non solo un adempimento.








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